La Donna nel Mediterraneo
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Glossario relativo all'abbigliamento femminile greco

Blauttìa ( blautti@a ): Sandali comodi di varia fattura;

Chitone ( ci@twn ): tunica propriamente detta o costume ionico, era costituita da un solo pezzo di stoffa rettangolare, a volte lungo fin giù ai piedi, con i bordi laterali cuciti assieme e quelli superiori di ogni lato raccolti sulla spalla e sulle braccia e tenuti fermi con fibbie o punti di cucitura, in modo da formare lunghe maniche; noto anche come “costume ionico”.

Chitònion( citw@nion ): sottoveste corta che lasciava scoperto il ginocchio e il polpaccio, si indossava sotto il chitone, come camicia notturna o come abito da casa; spesso era l’abito delle cortigiane.

Chlanìs ( clani@v ): clanide, mantello lungo, simile a quello maschile, il cui lembo ricadeva con eleganza davanti.

Diàbathron ( dia@baqron ): pantofola.

Embàdes ( eèmba@dev ): ciabatte, zoccoli, in generale tutte le scarpe comode e larghe di basso costo, usate dagli anziani e dalla gente del popolo, perché di basso costo.

Ènkyklon ( eògkuklon ): mantello piccolo e rotondo che era listato tutto intorno da una balza.

Epomìdes ( eèpwmi@dev ): scialle semplice simile ad una sciarpa, che veniva fissato su una spalla.

Heanòs ( eéano@v ): in Omero temine generico per indicare l’abito femminile, di fine fattura.

Himàtion ( iéma@tion ):mantello sia maschile che femminile; era un rettangolo di lana a un solo pezzo che si drappeggiava intorno al corpo senza nessuna fibbia; le donne lo usavano d’inverno o quando volevano mostrarsi in pubblico.

Kàlymma/kalyptra ( ka@lumma/kalu@ptra ): velo, usato soprattutto dalle donne sposate, poteva essere anche molto lungo e, quindi, rigettato indietro o calato davanti alla faccia come una veletta.

Kekryphalos ( kekru@falov ): reticella usata per raccogliere i capelli.

Kòlpos ( ko@lpov ): il termine indica il “seno” delle donne e, poi, anche lo sbuffo di pieghe che la tunica faceva sul seno, quando veniva stretta in vita da una cintura.

Krokotòi ( krokwtoi ): veste corta di color zafferano.

Kyklos pterotòs ( ku@klov pterwto@v ): flabello, sontuoso ventaglio adattato su una lunga asta di penne di pavone, pergamena e seta.

Mìtra ( mi@tra ): nastro per legare i capelli.

Orthostàdia ( oèrqosta@dia ): tunica più corta e larga del chitone, senza cintura, usata perlopiù in casa.

Parapèchy ( paraph@cu ): mantello piccolo e rotondo che aveva bordure colorate solo su due lati.

Pèplos ( pe@plov ): veste femminile aperta e corta che serviva sia da tunica che da mantello, tipica delle fanciulle spartane; consisteva in uno scialle di lana molto stretto, semplicemente legato da una fibbia su entrambe le spalle, senza cuciture e senza cintura; noto anche come “costume dorico”.

Peribarìdes ( peribari@dev ): scarpette piccole, usate quando la donna si agghindava nei momenti di libertà.

Peròne ( pero@nh ): fibbia usata per fermare il peplo o la tunica sulle spalle.

Pèzai ( pe@zai ): drappi colorati e ricamati che si avvolgevano intorno alle caviglie quando venivano indossati abiti più corti; avevano la stessa funzione delle calze.

Phàros ( fa^rov ): ampio pezzo di stoffa, manto, mantello senza pieghe indossato da uomini e donne; termine generico in Omero per indicare la veste.

Rhipìs ( réipi@v ): ventaglio; semplice schermo a forma di foglia di aro o di palma il cui picciolo faceva da manico.

Sàkkos ( sa@kkov ): cuffia usata per raccogliere i capelli.

Sàndalon/sàmbalon ( sa@ndalon/sa@mbalon ): sandalo.

Skiàdeion ( skia@deion ): ombrello usato dalle donne per ripararsi dal sole; era costituito da una stoffa rotonda tesa su un certo numero di bastoncini convergenti, tenuti insieme da un anello che scivolava liberamente lungo un bastone che faceva da manico.

Stròphion ( stro@fion ): reggiseno; consisteva in una fascia di forma e larghezza differenti.

Symmetrìai ( summetri@ai ): tuniche larghe e comode usate in casa, senza cintura e di forma simmetrica.

Tholìa ( qoli@a ): copricapo femminile a tese larghe che serviva per riparare la faccia dai raggi del sole.

Zòne ( zw@nh ): cintura usata per fermare in vita la tunica.
a cura di Fabiana Esposito
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