La Donna nel Mediterraneo
Editoriale
le storie Il velo
le storie La storia
- Luoghi e popoli
cronaca Le Parole
le storie Le storie
cronaca Cronaca
- Immagini
opinioni Legislazione italiana
opinioni Opinioni
Materiale didattico
La polemica di Baithat al-Badiya

Una forte polemica nei confronti di Qasim Amin proviene da una delle prime femministe arabe: l’egiziana Malak Hifni Nasif (1886-1918) più conosciuta sotto lo pseudonimo di Baithat al-Badiya (Colei che cerca nel deserto).

La Nasif riteneva che gli intellettuali non avessero il diritto di dire alle donne come dovevano vestirsi. “La maggior parte di noi donne continua ad essere oppressa dall’ingiustizia dell’uomo, che col suo dispotismo decide quel che dobbiamo fare e non fare, per cui oggi non possiamo avere neppure un’opinione su noi stesse. [...] Se ci ordina di portare il velo, noi obbediamo. Se ci chiede di toglierlo, facciamo altrettanto”.

Così come Qasim Amin anche la Nasif sosteneva che la religione islamica non forniva alcuna prescrizione specifica riguardo al velo, e affermava che il portare il velo non significava essere più pudiche rispetto a quelle che non lo indossavano, poiché il vero pudore non era attestato da questo.

Queste donne però, sosteneva la Nasif , erano abituate a portare il velo e non si può imporre loro di toglierselo all’improvviso. Sosteneva che le donne non erano ancora pronte a un simile atto d’audacia nei confronti della tradizione: se avessero abbandonato il velo islamico e si fossero mischiate con gli uomini sarebbero state sicuramente disprezzate e calunniate da questi ultimi . Le donne erano ancora troppo “ignoranti” e gli uomini troppo “corrotti” perché l’abolizione del velo rappresentasse, per il momento, una buona idea. Secondo la Nasif la cosa più importante era dare alle donne un’istruzione adeguata e “poi lasciate che sia la donna a decidere ciò che convenga di più a lei stessa e alla nazione”.

Quello della Nasif, può essere considerato un femminismo che non si legava alle tendenze occidentalizzanti, e che cercava invece di affermare una specifica soggettività femminile all’interno di un discorso islamico e autoctono, e inteso più in generale come un rinnovamento sociale, culturale e religioso dell’intera società.
Soluzioni informatiche Sibilla NetSibilla Net