La Donna nel Mediterraneo
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La questione del "velo" nei primi anni del femminismo arabo

Nella seconda metà dell '800 sorse nel mondo arabo il grande movimento della Nahya (“Rinascimento”).

Nel 1899 l’egiziano Qasim Amin pubblicò il libro Tahrir al-marah (La liberazione della donna) in cui invitava la donna araba a liberarsi del velo per prendere attivamente parte alla vita del paese.

Il libro fu criticato dagli ambienti tradizionalisti e religiosi. Due anni dopo, l'autore pubblicò un nuovo libro, al-Marah al-djadidah (La donna nuova), in cui sottolineava che le sue posizioni sull’emancipazione femminile si basavano sui principi della religione islamica, che egli rispettava pienamente.

Amin pose le basi di una questione ancora oggi aperta e dibattuta nel mondo arabo-islamico: sostenne che l’imposizione del velo non è esplicitamente previsto nella shariah (legge islamica), ma è stata la società ad imporlo alla donna.

L’autore, però, nello stesso tempo metteva in guardia dall’emulare passivamente i costumi occidentali, che, a suo parere, esagerano nel senso opposto, liberalizzando troppo i costumi della donna.

La via che egli proponeva, dunque, era quella del buon senso e della moderazione.
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