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Il dibattito sul velo in Egitto

In un articolo del quotidiano egiziano “Al-Ahram” (Le Piramidi) del 5 giugno 2002, viene affrontata la questione tanto dibattuta del velo.

L’autore sostiene che in Egitto centinaia di migliaia di donne si sono arrese completamente alla furiosa ondata dello Hidjab (velo), diffusosi in questi ultimi 3 decenni.

I sostenitori del Ministero del Waqf ripetono in tutte le moschee questa libera scelta di indossare il velo, molti ne parlano nei programmi radiofonici e televisivi. E’ l’argomento principale di alcuni libri nei capitoli dedicati alla religione e viene dibattuto nei giornali dei più diversi orientamenti. Migliaia di libri sul tema invadono il mercato e sono venduti per pochi centesimi o distribuiti gratuitamente ovunque.

Se si osserva quello che è successo in un solo mese, nel febbraio del 2002, si ha un’idea più chiara di come è stata assediata la donna dalla qustione del velo. Ecco alcuni esempi riportati dall’autore dell’articolo:

“Il 6 febbraio nel quotidiano “al-Ahly” in prima pagina un rappresentante del consiglio del popolo ha chiesto ad una sua collega, corrispondente della Commissione degli affari religiosi e direttrice della Facoltà di scienze, perché non indossasse il velo e l’ha attaccata perché, a suo parere, non si sarebbe abbigliata secondo la foggia islamica adatta.

Il 18 febbraio in “Al-Ahram”, un famoso scrittore pubblica una fatwa di un precedente mufti riguardo lo Hidjab , in cui si dice che il datore di lavoro non ha il diritto di licenziare un’impiegata perché indossa il velo. Nella stessa settimana, un quotidiano dell’opposizione pubblica un’articolo in cui invita le donne a mettere il velo ed inveisce contro quelle non velate”.

Questo non è altro che la continuazione di un dibattito precedente, che si diffonde in Egitto e nel mondo arabo, dall’inizio degli anni ‘70 con la ripresa dell’attività delle associazioni religiose.

L’autore sostiene che coloro che fanno parte di queste associazioni ricorrono ai metodi di pressione sulle artiste egiziane, affinché abbandonino il successo e la popolarità ottenuta, e le spingono a lasciare la vita artistica e quella pubblica. In seguito le pressioni si sono estese alle studentesse delle università private e alle donne appartenenti ad un’elevata classe sociale.

L’autore ribadisce infine il concetto, già espresso dalla sociologa marocchina Fatima Mernissi, che l’espressione Hidjab nel Corano non significa affatto ciò che copre la testa e non ha alcuna relazione con gli abiti, ma il suo significato è: drappo/tenda/sipario.
Debora Avolio
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