La Donna nel Mediterraneo
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Lo hijàb dell'Occidente: la taglia 42

"Fu in un grande magazzino americano, nel corso di un fallimentare tentativo di comprarmi una gonna di cotone, che mi sentii dire che i miei fianchi erano troppo larghi per la taglia 42. Ebbi allora la penosa occasione di sperimentare come l'immagine di bellezza dell'Occidente possa ferire fisicamente una donna e umiliarla tanto quanto il velo imposto da una polizia statale in regimi estremisti quali l'Iran, l'Afghanistan o l'Arabia Saudita".

Nel capitolo finale del libro L'Harem e l'Occidente ( 2000 ), considerato il suo capolavoro, la sociologa Fatema Mernissi espone una sua idea molto provocatoria secondo la quale se le donne musulmane hanno il dovere di indossare il velo, quelle occidentali vivono oppresse dall'obbligo di "entrare" nella taglia 42, imposto dai "profeti della moda". Ecco il simpatico dialogo, riportato dalla Mernissi, che ha avuto luogo tra lei e la commessa:
    "La commessa aggiunse un giudizio condiscendente che suonò per me come la fatwa di un imam:
    - Lei è troppo grossa!
    - Troppo grossa rispetto a cosa?
    - Rispetto alla taglia 42. Le taglie 40 e 42 sono la norma. Le taglie anomale come quella di cui lei ha bisogno si possono comprare in negozi specializzati. All'improvviso in quel tranquillo negozio americano in cui ero entrata così trionfalmente nel mio legittimo status di consumatrice sovrana, pronta a spendere il proprio denaro, mi sentii ferocemente attaccata:
    - E chi decide la norma? Chi lo dice che tutte devono avere la taglia 42?
    - La norma è dappertutto, mia cara, su tutte le riviste, in televisione, nelle pubblicità. Non puoi sfuggire. C'è Calvin Klein, Ralph Laurent, Gianni Versace, Giorgio Armani, Mario Valentino (...) Da che parte del mondo viene lei?
    - Vengo da un paese dove non c'è una taglia per gli abiti delle donne. Io compro la mia stoffa e la sarta o il sarto mi fanno la gonna di seta o di pelle che voglio. Non devo fare altro che prendere le mie misure ogni volta che ci vado. Nè la sarta nè io sappiamo esattamente la misura della gonna nuova. Lo scopriamo insieme mentre la si fa. A nessuno interessa la mia taglia in Marocco fintanto che pago le tasse per tempo. Attualmente non so proprio quale sia la mia taglia, a dire il vero. (...)"
La Mernissi nota in questa occasione che "l'Occidente è l'unica parte del mondo dove la moda della donna è affare dell'uomo".
Il problema sembra avere radici più profonde che affondano nella preservazione dell'egemonia maschile, in una società essenzialmente patriarcale. Ma mentre l'uomo musulmano ha limitato il raggio d'azione della donna nello spazio, con la realizzazione dell'harem e dello hijàb che rappresenta una barriera tra lo spazio pubblico e il privato, l'uomo occidentale ha imprigionato la donna in una dimensione temporale: quella dell'eterna adolescenza. Una donna matura è più pericolosa e meno controllabile di una che abbia le sembianze di una quattordicenne, esile, passiva, indifesa.
Secondo Naomi Wolf: "Una fissazione culturale sulla magrezza femminile non è un ossessione sulla bellezza, bensì un ossessione sull'obbedienza femminile ... Le diete sono il sedativo più potente di tutta la storia delle donne: una popolazione fatta di pazzi tranquilli è molto manipolabile".
A questo proposito afferma ironocamente la Mernissi: " Noi donne musulmane abbiamo un mese solo di digiuno, il Ramadan, ma le povere donne occidentali sempre a dieta devono digiunare dodici mesi all'anno".
La donna occidentale sente di esistere solo quando sa di essere osservata; solo attraverso lo sguardo dell'uomo il suo essere (esse) è un essere percepita (percepi). Questo stratagemma del tempo in cui viene imprigionata è ben più subdolo e pericoloso di quello dello spazio perchè è impresso nella sua stessa pelle.

"Imparando a diventare un bell'oggetto, la ragazza impara l'ansia - forse persino il disgusto - verso la sua stessa carne. Scrutando ossessivamente nei reali così come nei metaforici specchi che la circondano, desidera letteralmente "ridurre" il proprio corpo. Nel diciottesimo secolo questo desiderio di essere bella e fragile portò all'uso di corpetti stretti e a bere aceto. La nostra epoca, invece, ha prodotto innumerevoli diete e digiuni "controllati", così come lo straordinario fenomeno dell'anoressia adolescenziale".
Sandra Gilbert e Susan Giubar: Tha Madwoman in the Attic (1979).

Conclude la Mernissi intuendo ciò che rende le donne occidentali inconsapevoli e mute di fronte al loro problema: "Immagina i fondamentalisti, se obbligassero le donne non solo a mettere il velo, ma un velo di misura 42! Come si fa a organizzare una marcia politica credibile e gridare nelle strade che i tuoi diritti umani sono stati violati perchè non riesci a trovare una gonna che ti va bene?"

Lidia Verdoliva
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