La Donna nel Mediterraneo
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La “discesa” dello Hidjab (velo islamico)

Secondo Fatima Mernissi, lo Hidjab, letteralmente “cortina”, è “disceso” per “porre una barriera non tra un uomo e una donna, ma tra due uomini”.

La sociologa marocchina, nel suo libro Donne del Profeta (1997), sostiene che è impossibile comprendere un versetto del Corano “senza conoscere la storia e le cause che hanno portato alla sua rivelazione”. Pertanto, analizza le circostanze storiche e i fattori che hanno portato alla rivelazione, nell’anno 5 dell’Egira (627), del versetto 53 della sura 33 del Corano, riguardante lo Hidjab:

“O voi che credete

Non entrate negli appartamenti del Profeta

A meno che non siate stati autorizzati in occasione di un invito a pranzo.

E in questo caso, entrate solo quando il pasto è pronto ad essere servito.

Se dunque siete stati invitati (a pranzare), entrate, ma ritiratevi non appena

avete finito di mangiare, senza abbandonarvi a conversazioni familiari. Una

simile negligenza dispiace (yu’di) al Profeta che ha ritegno a dirvelo.

Dio, però, non ha ritegno a dire la verità.

Quando andate a domandare qualcosa (alle spose del Profeta) fatelo dietro un higaab.

Ciò è puro per i vostri cuori e per i loro” .


Questo versetto è disceso in occasione delle nozze del Profeta con sua cugina Zaynab. Secondo l’interpretazione di Tabari (esperto di letteratura religiosa morto nel 922), il Profeta si era appena sposato ed era impaziente di restare da solo con la nuova sposa.Non riusciva però a liberarsi da un piccolo gruppo di invitati poco discreti che si dilungavano in chiacchiere.

Il velo sarebbe una risposta di Dio ad una comunità dagli usi grossolani che, con la sua indelicatezza, feriva un Profeta così cortese da apparire timido.

Il versetto è disceso nella camera degli sposi per proteggerne l’intimità ed escludere una terza persona, ovvero Anas B. Malik, uno dei discepoli del Profeta. Anas fu escluso in quanto simbolo di una comunità divenuta troppo invadente. “Non dimentichiamo - sostiene la Mernissi - che il Corano è un libro radicato nella vita quotidiana del Profeta e della sua comunità, ed è spesso una risposta a una situazione particolare”.

Debora Avolio

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