La Donna nel Mediterraneo
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Riflessioni per cominciare

Vorrei introdurre la rubrica "legislazione" riflettendo insieme a voi su alcune questioni che riguardano la legge e, in particolare, il rapporto tra gli immigrati e le leggi.
Prima di affermare che siamo contro o a favore del VELO per le donne oppure che è giusto o sbagliato vietare l'uso del VELO nelle scuole o nei luoghi di lavoro, secondo me è utile che ragioniamo un po' ponendoci qualche domanda.
Iniziamo col domandarci:

Quando pensiamo alla legge a cosa ci riferiamo?

Nel compimento delle nostre azioni quotidiane a quali principi ci ispiriamo? Rispettiamo la legge? Ci riferiamo alle regole e agli usi acquisiti in famiglia, a scuola, tra gli amici, e alla nostra etica personale?

Siamo abituati a pensare che la legge sia unicamente quella che il nostro Parlamento emana e che ci prescrive di rispettare alcune regole per vivere nella collettività. In realtà, se invece che di leggi parlassimo di norme, scopriremmo che ognuno di noi, nella sua condotta di vita, rispetta alcune regole che non derivano dall'osservanza della legge dello Stato ma da altre fonti. In genere queste regole di comportamento si accordano con la legge, può accadere però che il comportamento conforme alla propria morale sia in disaccordo con la legge.
Possiamo quindi dire che il nostro comportamento è guidato sia da norme che sono state create dagli organi legislativi dello Stato, attraverso i membri del Parlamento scelti ed eletti dai cittadini , sia da un altro tipo di norme che derivano dagli usi familiari, dalla religione, dagli accordi taciti del nostro gruppo di amici, dalla nostra etica personale ecc.

Questo principio vale sia per gli italiani che per gli stranieri. In alcuni casi, infatti, può accadere che usi e costumi di una cultura diversa dalla nostra siano in disaccordo con la legge italiana o di altro paese di immigrazione. Questo è accaduto sicuramente per il velo che portano le donne musulmane ma riguarda anche molte altre situazioni. In questi casi bisogna decidere come risolvere il conflitto!

È inoltre importante chiarire che la legge che noi seguiamo come italiani non è l'unica; ogni Stato ha il suo ordinamento giuridico ispirato ai principi che discendono dalla storia e dalle idee che nel tempo quella comunità ha sviluppato.

Con l'immigrazione il rapporto tra le persone e le leggi si complica: una persona che va in un altro territorio deve rispettare la legge dello Stato da cui proviene o quella dello Stato dove va?

E poi, se questa persona diventa parte integrante della nuova comunità ha diritto ad avere il pieno riconoscimento di cittadino?

Anche le Leggi, non solo usi e costumi, di altri Stati possono essere in disaccordo con la legge italiana e bisogna risolvere il conflitto. Per esempio in alcuni Stati un uomo può sposare più donne, in Italia la bigamia è reato. Se arriva in Italia un uomo con due mogli, che facciamo, lo arrestiamo?

La formazione di famiglie e comunità di immigrati, che si è verificata soprattutto quando al singolo lavoratore si sono ricongiunti i familiari, ha fatto sorgere o rafforzato negli immigrati l'esigenza di riconoscimento dell'identità culturale. Così valori, stili di vita, ma anche norme fondate su culture giuridiche profondamente estranee alla nostra chiedono di essere riconosciuti.

Fino a che punto è ragionevole tutelare e riconoscere le diversità culturali? Che fare quando le consideriamo ingiuste? Forse è meglio che imponiamo la nostra legge e non se ne parli più?

Cerchiamo di fare un passo alla volta per riflettere sulla questione.
  • Le leggi e le istituzioni degli Stati europei sono il frutto di scelte che nascono dalla storia e, anche, dalle lotte e dalle conquiste che nel tempo sono state fatte. Questo ci porta, istintivamente, a difenderle contro chi minaccia di turbarle.
  • La legge, tuttavia, è soprattutto espressione del popolo: quindi, se la composizione della comunità di uno Stato muta, la legge deve fare lo stesso per essere in linea e conforme alle istanze della popolazione. Se nella mia classe arriva un compagno nuovo, porterà sicuramente cose nuove, idee nuove, abitudini nuove; gli insegnanti daranno a lui la stessa considerazione che hanno dato fino ad ora agli altri, e tra i compagni si faranno probabilmente nuove amicizie. Se il nuovo amico ha abitudini diverse da quelle della classe ci sarà sicuramente un adeguamento reciproco.
  • Alcune norme, però, ci sembrano di valore universale e sono riconosciute come tali, per esempio, nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Fra queste, ci sono soprattutto quelle che tutelano le parti deboli, come i bambini e anche le donne: la violenza contro queste parti deboli ci sembra del tutto inaccettabile, anche se eventualmente ha lontane radici nella cultura nostra o altrui.
Per uno stato intero non è così facile perché ci sono in ballo problemi più grossi!

E allora che fare? Qual è il comportamento più giusto da seguire? Dobbiamo accettare tutto quello che di diverso portano gli immigrati perché siamo accoglienti ? Oppure è meglio rifiutare tutto quello che di nuovo arriva perché a casa nostra le regole le fissiamo noi e i nuovi arrivati devono rispettarle?

Il problema è che c'è una situazione nuova e bisogna affrontarla. Persone che provengono da altri luoghi, portano con sé usi, costumi, idee, sentimenti e, può accadere, che qualche volta questi siano in netto contrasto con i nostri usi, costumi, idee, sentimenti.

Per cercare di dare una risposta possiamo domandarci: quali sono gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere in questa situazione nuova?

  • Sicuramente ci sentiamo in dovere di tutelare persone che sfuggono alla povertà, alla miseria, alle malattie, alle persecuzioni politiche, perché lo riteniamo giusto ed anche perché, a ben vedere, apparteniamo a quella parte di mondo che sfrutta la maggior parte delle risorse disponibili; è ormai noto, ma è bene ricordarlo, che il 20% della popolazione mondiale utilizza l'80% delle risorse disponibili e viceversa.
  • D'altra parte non vogliamo l'omologazione: se ci sono delle diversità, vanno salvaguardate e tutelate, altrimenti perseguiremmo il fine dell'appiattimento; saremmo tutti uguali. Ben vengano quindi differenze e particolarità che arricchiscono il patrimonio collettivo!
  • Infine, vogliamo anche salvaguardare le conquiste fatte che riteniamo giuste! Non riusciamo a sopportare quegli abusi alla dignità delle persone, in particolare delle donne, che a noi sembrano del tutto superati, ma invece a volte sopravvivono.


In che modo perseguire queste finalità? Riflettete su queste domande, fatelo da soli, con l'insegnante, con i genitori, leggendo i giornali e così via.Nel frattempo posso dirvi che in Europa ci sono due modelli che rispecchiano scelte molto diverse al riguardo:
Il modello Francese
e Il modello Inglese.
I presupposti dei due modelli si rintracciano già nelle loro politiche coloniali.
Nessuno dei due, tuttavia, è riuscito a superare l' emarginazione degli immigrati.


Francesca Saudino
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