La Donna nel Mediterraneo
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Veli e valori universali
Islam et laicité – 2004

La questione del velo è una questione appassionante, molto mediatica in questo momento. Stampa e televisione non ne possono fare a meno, soprattutto dopo l’intervento del ministro degli Interni al Congresso di Bourget. Da un punto di vista politico, mi sembra che non debba giustificare il fatto che porti il velo. Non devo dire perché porto il velo. È una mia libertà. Quando Elizabeth Badinter pone la domanda a una giovane donna: “Perché porti il velo?”, sarei stata tentata di risponderle che non la riguardava affatto, che si tratta di una libertà, avrei voluto farlo con tanta forza soprattutto per il modo con cui la Badinter ha posto la domanda. Sulla questione della laicità e del velo, il Consiglio di Stato ha espresso il proprio parere.
Sempre da un punto di vista politico, non siamo tenute a dare motivazioni che sono solo nostre. C’è un certo numero di donne, giovani donne, che hanno fatto un personalissimo percorso spirituale. Se si domandasse a ogni ragazza il motivo del suo velo, si avrebbero risposte differenti. Siamo di fronte a un atteggiamento spirituale, con la libertà per queste ragazze di portare o non portare il velo. È il problema della libertà di coscienza a non essere riconosciuto. Siamo inoltre messe di fronte a una stigmatizzazione delle donne velate, come se una donna col velo fosse un essere sottomesso, incapace di pensare da sola. Anche lì si tratta di libertà di coscienza, è una questione essenziale. Bisogna tener conto che le donne hanno un’attitudine positiva nei confronti di questa libertà, e che si tratta di un diritto riconosciuto.
Nella questione della scuola, non si parla abbastanza della questione della dignità. Il modo in cui si parla del problema del velo fa di quelle ragazze degli oggetti. Non si considera la loro persona, non si vede altro che un foulard, ci si diverte a discutere se autorizzare o vietare l’accesso a scuola, al lavoro, e, più in generale, alla cittadinanza. Eppure, dietro questi problemi ci sono degli individui. Se pensiamo al problema della cittadinanza politica che si pone oggigiorno, il velo rappresenta soltanto la punta dell’iceberg.
Il problema, attraverso il velo, è quello della visibilità dell’islam e dei musulmani in Francia. Il velo è un pretesto. Lo si è ben capito quando il ministro degli Interni ha parlato del divieto al velo sulla foto della carta d’identità: per i musulmani tale dibattito non ha ragion d’essere, quanto meno non in questi termini.
Ci sono questioni più importanti, come quella degli spazi privati e pubblici. Non è così manicheista, così cartesiana, si tratta di spazi sui quali si deve discutere profondamente. Oggi, ci sono donne – velate o non – che affermano i propri valori, che pretendono una determinata cittadinanza, che vogliono poter partecipare ai dibattiti della società, ma gli si chiede costantemente una parola d’ordine. Durante i dibattiti, ci dicono: “Prima di parlare di cittadinanza, dateci prima il vostro parere sulla questione della laicità, sulla questione della donna. Qual è la vostra concezione della chariaLegge islamica, cosa pensate dell’apostasia?
Ancora una volta ci è richiesta una parola d’ordine, non ci è chiesto di essere cittadini ma “sovra-cittadini”. Dobbiamo sempre dare prova di ciò che siamo. Anche se aberrante è vero che, in quanto musulmani, dobbiamo dare spiegazioni per fare capire chi siamo. Ma dall’altra parte, i nostri interlocutori dovrebbero avere lo stesso atteggiamento per provare a comprendere.
Prendiamo, ad esempio, la questione dell’emancipazione femminile. Tutto si svolge come se non esistesse che un solo tipo di emancipazione femminile. Eppure, oggi, ci sono donne che rivendicano la loro emancipazione a partire dai propri valori religiosi. È qualcosa di cui si deve tener conto. Ci sono sempre più donne che in questa maniera fioriscono, trovano una ragione per impegnarsi professionalmente, socialmente, o anche politicamente. Bisogna allontanarsi dai pregiudizi, dalle ambasce interpretative e da quelle esigenze preventive richieste prima di ogni dibattito sulla questione della donna.
Ritorniamo al problema dell’integrazione. Oggi, dobbiamo dimostrare continuamente che i musulmani sono integrati, ne dobbiamo dare prova, perché si cerca di rinchiuderci in concetti precostituiti. I nostri interlocutori hanno un problema, si trovano di fronte a nuovi tipi di valori. Come nel caso dei valori universali, della libertà, dell’uguaglianza, della dignità, della giustizia, che sono valori nei quali ci ritroviamo completamente in qualità di cittadini.
Mi sembra che l’attuale irrigidimento derivi dalla questione dell’appropriazione. Si riuscirà a lavorare gomito a gomito solo se si accetta la possibilità di un’appropriazione comune. Non bisognerà pensare che l’essere repubblicano, laico, appartenga ai soli Francesi d’origine. La laicità appartiene a tutti e permette a tutti di esercitare la libertà di culto. Bisogna avere un atteggiamento di condivisione e di uguaglianza. Sulla questione del velo, ho un po’ divagato, poiché penso che ci siano sfide comuni ben più importanti.

iham Andalouci
Collectif des Musulmans de France
(Traduzione di Francesca Auriemma e Fabio Boscaino)



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