La Donna nel Mediterraneo
Editoriale
le storie Il velo
le storie La storia
- Luoghi e popoli
cronaca Le Parole
le storie Le storie
cronaca Cronaca
- Immagini
opinioni Legislazione italiana
opinioni Opinioni
Materiale didattico
2004 in Iraq: il velo "unisce" le donne cristiane e musulmane
Per paura di essere uccise o rapite

31 dicembre 2004
Tratto dal sito di Alarabiya

Dubai - Alarabiya.net

Il 2004 in Iraq è stato contrassegnato da molti eventi drammatici che i mezzi d'informazione arabi e stranieri hanno presentato da angolazioni diverse, esprimendo opinioni contrastanti, e sfidandosi, calcolando il numero di vittime irachene e americane, nell’uso di sinonimi diversi per i termini: “terrorismo”, “resistenza”, “rapimenti”, “stragi”, “assassini”.
Se da un lato le donne e i bambini sono le categorie che solitamente pagano il prezzo più alto delle guerre subendo uccisioni, stupri, esili, soffrendo la fame, dall'altro bisogna riconoscere che il 2004 è stato per l’Iraq “l'anno dello hijàb". Questo, stando ad alcuni informatori, vale soprattutto per le regioni più colpite, dove le donne, cercando un mezzo per sottrarsi alla vista degli uomini, hanno trovato nel velo non uno strumento di seduzione, ma anzi un indumento importante che permette loro di nascondersi ed evitare il pericolo di essere rapite o uccise.
Secondo il giornale "Al-Quds al-Arabi" non è strano ormai notare come sia le musulmane che le cristiane abbiano cominciato a considerare un semplice pezzo di stoffa posto sul capo come un mezzo di protezione. Alcune di loro si sono giustificate dicendo: "L’ ho messo perché voglio camminare per strada senza aver paura di essere seguita o rapita". Un'altra ragazza ha detto: "Voglio completare i miei studi, ma non posso farlo senza lo hijàb. In più, ho sentito delle storie di ragazze senza velo che sono state uccise. Perché dovrei esporre la mia vita al percolo?"
"Al-Quds al-Arabi" ha inoltre spiegato che, secondo un giornale americano, dopo la caduta del governo la donna irachena si è dovuta scontrare con una realtà nuova che le ha imposto di uscire di casa velata. Ormai sono poche quelle che non lo fanno, persino quelle che si definivano moderate, che potevano scegliere se velarsi o meno, hanno capito che in questo periodo non è possibile per loro aggirarsi senza hijàb fuori dalle loro abitazioni.
Così, si è venuta a creare questa nuova situazione, nonostante le donne irachene siano sempre state, negli ultimi tempi e persino durante l'embargo imposto all'Iraq per 14 anni, in "sintonia" con le tendenze della moda internazionale.

Non c'è alcuna costrizione
Le donne "liberate" dagli americani e nate negli anni sessanta del secolo scorso, hanno dichiarato che le loro figlie sono costrette a ricorrere allo hijab a causa della violenza, della mancanza di sicurezza, dell'occupazione militare, e di cose nuove per la società irachena come i rapimenti. Una signora irachena ha affermato che le ragazze ora "cercano un modo per difendersi, e il velo sembra essere lo strumento più adatto a questo scopo. Lo considerano come una sorta di muro che le separa dagli uomini impedendo loro di guardarle".
Per quanto riguarda le ragazze cristiane, prima della guerra non erano obbligate a indossare lo hijàb e non intendevano farlo, ma l'occupazione e la paura le hanno portate a velarsi. Sembra, inoltre, che la presenza americana abbia inciso negativamente sull'atmosfera di tolleranza che esisteva all'interno della società irachena. Nonostante questo paese sia multietnico e multireligioso, le differenze tra sunnuti, sciiti, cristiani e musulmani non erano mai state motivo di divisione. Ora molti iracheni percepiscono qualunque tipo di legame con l'occupazione o di cooperazione con gli americani o col governo provvisorio come un crimine, per il quale possono essere puniti da quelle parti che rifiutano la presenza degli americani e la collaborazione con loro.
Nadi, una studentessa dell'università di Baghdad ha raccontato che quando uscì di casa per il suo primo giorno di università sua madre la raggiunse alla porta e le fece indossare il velo, cosa che non aveva mai fatto prima d'allora. Mentre nelle università irachene è ancora in corso un dibattito sullo hijàb, il giornale americano Washington Post ha dichiarato che solo alcune studentesse lo indossano per motivi religiosi, le altre lo fanno per paura. Infatti una studentessa ha spiegato che il velo le dà una sensazione di sicurezza e di sollievo perché, proteggendola da sguardi indiscreti, le permette di camminare per strada senza che nessuno possa molestarla: "Le ragazze non sono affatto costrette a indossarlo, io infatti lo porto di mia spontanea volontà".

Talebani iracheni
Secondo alcune ragazze irachene coloro che promuovono lo hijàb in Iraq lo fanno perché vogliono vietare l’arrivo di qualunque tipo di prodotto occidentale nel paese. A quanto pare costoro vorrebbero trasformare Baghdad in una nuova Kabul. Una delle studentesse ha detto: "I talebani non ci sono riusciti in Afghanistan e così vogliono imporre il velo a Baghdad. Io, però, rivendico la libertà di scelta per chi vuole o non vuole indossarlo". Ma altri credono che sia la paura la causa principale del fenomeno della diffusione dello hijàb. Come ha ricordato un'altra studentessa che viene da Sadr City: "La donna irachena ha molta più paura oggi che in qualunque altra epoca del passato. Non esiste attualmente una legge in Iraq che protegga la gente. Credo che il velo sia uno strumento ottimo per difendersi, perché quando cammino per strada so che agli uomini non importa guardare me, la loro attenzione sarà tutta concentrata sulle donne che camminano a viso scoperto".
Alcune studentesse, pur rivendicando la libertà, non rifiutano la presenza di quei gruppi che vogliono imporre loro il velo. Una di loro, che studia alla facoltà d’ingegneria dell'università di Baghdad, riguardo al fatto che ci sono degli estremisti che vogliono imporre il velo anche alle cristiane, ha dichiarato: "Non abbiamo bisogno di costringerle a fare quello che vogliamo. Noi desideriamo che il nostro paese sia sicuro e stabile, e sono certa che costringendole ad indossare il velo aggiungeremo solo altra tensione”.
Secondo una ragazza di nome Dalia, infine, lo hijàb non ha niente a che fare con la religione: “Se le donne saranno costrette ad indossarlo temo che l'Iraq smetterà di essere un paese civile”.

traduzione di Lidia Verdoliva
Soluzioni informatiche Sibilla NetSibilla Net