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il manifesto - 07 Marzo 2004

Parigi protesta e due cortei diventano uno

Sindacati e disoccupati, femministe schierate contro la legge sul velo e le ragazze di «Ni putes ni soumises» che quella legge sostengono, ieri hanno manifestato tutti insieme, nonostante le polemiche
ANNA MARIA MERLO
PARIGI
Due cortei che si sono fusi in uno solo. Il primo intendeva ricordare, con due giorni d'anticipo rispetto all'8 marzo, che la parità e i diritti delle donne devono essere ancora oggetto di lotta. Il secondo, che è confluito nel primo e ha preso la testa della manifestazione, era quello dei sindacati e dei disoccupati e voleva denunciare la politica sociale del governo. Decine di migliaia di persone hanno sfilato ieri nel percorso parigino classico, da République a Nation. I temi sociali hanno avuto il sopravvento, anche per le femministe. Ma la parte più gioiosa del corteo, quella dove le persone erano più fitte, con centinaia di mani rosa e gialle di Sos Racisme, «non toccare la mia amica» e il cartello «laicité, égalité, mixité», era al fondo del corteo, con le ragazze di Ni putes ni soumises, l'associazione fondata da Fadela Amara.

Una polemica ha preceduto la manifestazione: Ni putes ni soumises non ha voluto firmare il testo del Collettivo nazionale per i diritti delle donne, non tanto perché quest'anno era centrato sulla «regressione sociale», ma soprattutto perché parte del movimento femminista si è schierata con i movimenti integralisti di difesa del velo, nelle discussioni che hanno accompagnato il voto della legge sulla messa al bando dei segni «ostentati» di appartenenza religiosa dalle scuole. Ni putes ni soumises, il primo movimento femminista nato nelle banlieues, rifiuta categoricamente il velo e ha appoggiato la legge. «Il documento parlava di tutto - spiega il vice-presidente di Ni putes ni soumises, Mohamed Abdi - di pensioni, di Marx. Abbiamo pensato che la questione fondamentale della laicità passasse in secondo piano. Non abbiamo voluto firmare questo testo. Allora ci hanno detto: sflilerete in coda al corteo. Abbiamo risposto: d'accordo, ci assumiamo le nostre responsabilità».

In più, i movimenti femministi più tradizionali, già spaccati da tempo e in velenosa polemica con le posizioni di varie personalità, per esempio con Elisabeth Badinter, non sembrano accettare l'idea di dover passare la mano a una generazione più giovane e di diversa estrazione, rappresentata da Ni putes ni soumises. L'articolo pubblicato dal magazine Elle , «Gli uomini tutti femministi! Gli uomini si impegnano a fianco di Ni putes ni soumises», con l'adesione di nomi noti tra intellettuali e scienziati, è andato di traverso allo schieramento tradizionale. Accanto a Ni putes ni soumises, l'Unione delle famiglie laiche, che in mattinata avevano posto, assieme, sulla tomba di Simone de Beauvoir al cimitero di Montparnasse una lapide in ricordo della giovane Sohane, bruciata viva a Vitry sur Seine a 17 anni il 4 ottobre 2002, perché aveva rifiutato di cedere a un giovane caid del quartiere. La lapide è stata posta sulla tomba di Simone de Beauvoir perché il sindaco di Vitry l'ha rifiutata sul luogo dell'omicidio.

Ma, al di là delle polemiche, nel corteo di ieri i temi della difesa della laicità (neutralità) repubblicana e della lotta per l'eguaglianza sul lavoro si sono uniti negli slogan. Solo una quindicina di ragazze con il velo, affiancate da militanti religiosi, schierate in due file e portando un lungo striscione, protestavano «contro la legge dell'esclusione» e chiedevano «eguaglianza negli studi».

Il corteo delle donne, malgrado le divisioni, si è svolto in un clima festoso. Più grave quello dei disoccupati. Ieri era stata organizzata una giornata d'azione in tutta la Francia, per protestare contro il governo, che poco per volta taglia ed esclude un numero crescente di persone dai vantaggi del welfare. L'Ass (assegno di solidarietà specifica), che era versato ai disoccupati che avevano perso il sussidio, ora sarà limitato. «135mila disoccupati perderanno l'Ass e riceveranno l'Rmi», il reddito minimo, secondo il portavoce dell'Apeis, Philippe Villechalane. Inoltre, con la riduzione da 30 a 23 mesi della durata dell'indennizzo per i disoccupati, lo scorso 1 gennaio 180mila persone hanno perso il sussidio. In molti si sono rivolti ai tribunali per «rottura di contratto»: per accedere al sussidio avevano firmato il Pare, programma di aiuto al ritorno al lavoro, interrotto a metà percorso dalle nuove norme.
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