La Donna nel Mediterraneo
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Anulus pronubus: anello che l'uomo regalava alla fidanzata durante gli sponsalia. Simbolo dell'impegno a rispettare i patti nuziali, era infilato al penultimo dito della mano sinistra (detto appunto anularius) da cui si credeva partisse un nervo che giungeva dritto al cuore. Dato il suo valore prettamente simbolico, l'anulus inizialmente fu un semplicissimo cerchietto di ferro e solo in seguito venne realizzato in oro.

Aqua et igni accipere: espressione adoperata per indicare un momento molto significativo del rito nuziale. Quando la sposa giungeva, in corteo, alla casa maritale, il marito la riceveva recando un'urna d'acqua purissima e un tizzone di fuoco, simboleggianti, probabilmente l'unione coniugale.

Cingulum: cintura di lana applicata alla tunica recta. Esso era consacrato a Giunone e non poteva essere sciolto che dallo sposo. I capi del cingulum erano tenuti insieme da un doppio nodo denominato, come augurio di fecondità, nodus Herculeus: secondo la tradizione mitologica, infatti, l'eroe era stato padre di settanta figli.

Coe+mptio: era probabilmente la forma plebea di nozze, basata sulla "vendita" della sposa all'uomo che, alla presenza di cinque testimoni, pagava al pater della donna la simbolica cifra di un nummus.

Confarreatio: il più antico e solenne rito nuziale romano, istituito, secondo la leggenda, dallo stesso Romolo e per questo ritenuto sacro ed inscindibile. Praticato inizialmente dai patrizi, fu poi riservato alla sola classe sacerdotale dei Flamines, ma cadde presto in disuso. § Cumerus: cestello con gli arredi sacri.

Deductio: il trasferimento della sposa dalla casa paterna a quella maritale.

Dextrarum iunctio: momento culminante della cerimonia nuziale, durante il quale la pronuba univa le destre dei due sposi nelle sue mani. Con quest'atto gli sposi s'impegnavano reciprocamente a considerarsi come un essere solo.

Fescennini: versi mordaci e spesso osceni recitati, con accompagnamento musicale durante il corteo nuziale.

Flammeum: velo nuziale. Di colore rosso-arancione copriva il capo e la parte alta del volto della sposa e, nel corso della cerimonia, veniva sollevato e teso anche sul capo dello sposo. Sul flammeum era poggiata una corona intrecciata di maggiorana e verbena poi sostituita, in età imperiale, da una di mirto e fiori d'arancio.

Hasta caelibaris: spillone dall'impugnatura corta e dalla punta molto aguzza, simile ad una punta di lancia, usato nell'acconciatura nuziale, il cui valore simbolico non risulta del tutto chiaro.

Panis farreus: focaccia di farro, mangiata dagli sposi nel rito della confarreatio.

Pronuba: lett.“colei che favorisce il matrimonio”. Matrona anziana, univira (cioè sposatasi una sola volta) e di irreprensibile condotta morale, che presiedeva all’atto della dextrarum iunctio e seguiva la sposa in tutte le fasi della cerimonia, accompagnandola, infine, nel talamo nuziale.

Repotia: banchetto riservato ai parenti degli sposi, che si svolgeva il giorno dopo le nozze.

Sex crines: acconciatura nuziale, che consisteva nel dividere i capelli in sei trecce composte attorno alla fronte e tenute insieme da bende, le vittae,

Spina alba: fiaccola di biancospino che, accesa presso il focolare della casa della donna e portata da un fanciullo patrimus e matrimus, precedeva la sposa nel corteo nuziale.

Sponsalia: cerimonia solenne con la quale si compiva la promessa di matrimonio

Talasio: grido nuziale romano, attestato anche nelle forme Talassio e Thalasio. Livio lo fa risalire ad un episodio del ratto delle Sabine; Festo lo rapporta all'arte della filatura.

Tunica recta o regilla: abito nuziale, costituito da una semplice tunica bianca, lunga fino ai piedi, che ricordava nel taglio la stola matronale. Come per le vittae, anche la confezione della tunica seguiva un rituale particolare poiché questa veste era ricavata da un unico pezzo di stoffa e non doveva presentare nessun tipo di orlo e di rifinitura.

Usus: si basava sull'ininterrotta convivenza di un uomo e una donna non coniugati per un anno. Al termine di questo periodo si poteva ritenere costituito il vincolo matrimoniale.

Vittae: bende nuziali. Esse erano tessute secondo un preciso rituale, in base ad una tecnologia arcaica, che prevedeva l'utilizzo di un telaio verticale su cui un ordito grosso, ad andamento rettilineo, prevaleva sulla trama.




a cura di Rosaria Luzzi
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