La Donna nel Mediterraneo
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Glossario arabo

Berder (parola turca), una famiglia con una figlia e un figlio dā e prende da un'altra famiglia una figlia e un figlio da un'altra famiglia.

Besik kertme (parola turca), č un tipo di matrimonio molto usato in passato in Turchia, ma oggi assolutamente scomparso. Mentre i bambini erano ancora nella culla, i rispettivi genitori li impegnavano reciprocamente. Il rifiuto da parte di uno dei due di sposarsi ha dato luogo, in passato, a moltissimi fatti di sangue.

Bienna, č il terzo giorno del rito nuziale tradizionale tunisino, durante il quale gli uomini della famiglia dello sposo vanno in visita alla famiglia della sposa: č il momento del rito durante il quale il padre dello sposo dā al padre di lei una somma di denaro, come prezzo simbolico della sposa.

Dhahab, "oro", parte del rito nuziale giordano che prevede che lo sposo debba ricoprire la sposa con i gioielli che lui le ha regalato.

Djefa, č il giorno delle nozze durante il quale una sedia viene posta sopra il cammello, con il quale la sposa viene trasportata dallo sposo.

Dokhlah, "entrata", nel rito nuziale giordano tradizionale indica l'entrata della sposa nella casa del marito, nel giorno in cui avviene anche la consumazione del matrimonio.

Ftor, termine del dialetto marocchino per indicare la colazione che la famiglia della sposa porta agli sposi e agli invitati che hanno passato la notte a festeggiare nella casa della famiglia dello sposo.

Hammam, per le donne arabe rappresenta un vero e proprio centro di bellezza tradizionale, oltre ad essere un luogo di incontro, dove si discute, ci si rilassa e si beve il tč arabo.

Henna, sostanza colorante, utilizzata come cosmetico o per tingere capelli e la pelle.

Hennana, colei che prepara la henna.

Ic guveysi (parola turca), tipo di matrimonio tradizionale turco nel quale l'uomo va a stare nella casa dove vive la donna.

Keza (parola albanese), copricapo di velluto o di seta ricamata che copre le trecce della sposa arbareshe, annodate dietro la nuca, ed č distintivo dello stato coniugale.

Knafa, dolce tipico giordano fatto con formaggio fritto ricoperto di miele.

Levirat (parola turca), matrimonio tradizionale turco il quale prevede che, in caso di morte del fratello, un uomo non sposato precedentemente puō sposare la vedova di suo fratello. Questo tipo di matrimonio permette di non disperdere l'ereditā e la prole.

Ludj, una sorta di trono con uno schienale color rosso e bianco, utilizzato nel rito nuziale giordano.

Mahr, dono nuziale.

Manqush, termine arabo che significa "dipinto, colorato, inciso".

Mansef, piatto tipico giordano a base di riso e pollo, bagnato col brodo di pollo e accompagnato da mandorle e dall'insalata araba.

Naqqashah, "pittrice", "scultrice", che si occupa di preparare la henna per le pitture del corpo.

Naqsh, "pittura", "incisione", fatta con la henna dalla naqqashah.

Ngafah, termine del dialetto marocchino, indica la donna che con gioielli, fiori e corone prepara la sposa per il matrimonio.

Oturakalma (parola turca), in Turchia č una variante del matrimonio per rapimento della ragazza, oggi abbastanza in disuso. Oggi accade che la ragazza scappi di casa e vada a stare a casa dell'uomo che ama.

Papās (parola albanese), colui che celebra il matrimonio secondo il rito bizantino.

Taygeldi (parola turca), matrimonio tradizionale turco il quale prevede che una vedova sposa un vedovo e i figli si sposano tra di loro.

Vallja (parola albanese), classica danza degli albanesi che si esegue tenendosi per mano: il coro č formato da tutti i convitati per onorare gli sposi.

Zaghrudah, sorta di grido, tipico delle popolazioni arabe, in segno di gioia.


a cura di Gennaro Errichiello
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