La Donna nel Mediterraneo
Editoriale
- Il rito
le storie La storia
le storie Luoghi e popoli
cronaca Le Parole
le storie Le storie
- Cronaca
- Immagini
legislazione Legislazione italiana
le storie Opinioni
Materiale didattico
Il velo nuziale nell’antica Grecia

Le donne greche, di ogni età, quelle rare volte in cui escono di casa, hanno il capo velato. Oltre a proteggere dalla polvere, il velo salvaguarda la reputazione di chi lo indossa; esso é, cioè, segno di riservatezza, virtù che ogni donna perbene non può non possedere. O che, quantomeno, deve pubblicamente mostrare di possedere. Il velo, dunque, non è prerogativa esclusiva dell’abbigliamento della sposa, eppure gioca un ruolo di una certa rilevanza all’interno del rituale di nozze. Uno dei momenti del rito, infatti, ha il nome di anakalyptérion, lo svelamento.
Racconta Ferecide di Siro, poeta vissuto nel IV sec. avanti Cristo, che, all’inizio dei tempi, il dio supremo Zeus si unì in matrimonio con Chthonia, la terra profonda. La festa di nozze durò tre giorni, al termine dei quali il dio, di fronte alla sua sposa, le sollevò il velo, sottile tessuto ricamato che egli stesso le aveva donato, e le rivolse queste parole: «Salute a te, vieni con me!». Per questo, aggiunge il poeta, «gli dei e gli uomini della terra conservano l’uso dell’anakalyptérion». E in effetti, lo svelamento fa parte del rituale diffuso in tutto il territorio greco, mentre non viene confermato da altre fonti che lo sposo pronunci contemporaneamente proprio la formula riportata da Ferecide.
La sposa (nymphe) viene velata nella casa paterna dalla nymphéutria, una donna dell’entourage della famiglia d’origine, preposta ad affiancare la giovane nel corso dell’intera cerimonia. Le rappresentazioni vascolari relative al corteo nuziale mostrano la sposa velata in vario modo: ora ha il viso completamente nascosto, ora solo il capo, molto spesso è ritratta nel gesto di stringere il velo a coprire solo una metà del viso. Tale diversità ci testimonia come, a secondo della regione o del periodo storico, alcuni particolari del rituale possano variare. In questa fase del rito, il velo sembra avere, come accade in altre culture, un valore apotropaico, proprio perché è il momento in cui la sposa si trova maggiormente esposta.
O subito prima del corteo nuziale, oppure già nella casa del marito - non sappiamo con certezza – ha luogo l’anakalyptérion. A svelare la giovane é, comunque, lo sposo, davanti a testimoni. Dell’ anakalyptérion non abbiamo, purtroppo, documenti iconografici. Le fonti letterarie antiche suggeriscono che il suo significato sia quello di accogliere e insieme prendere possesso. In particolare, l’atto di sollevare il velo sancirebbe il possesso sul corpo della donna, attraverso la rappresentazione rituale, e perciò pubblica, di quanto poco più tardi avverrà nell'intimità del talamo.

Licia Ferro
Centro di Studi antropologici sulla cultura antica Università degli Studi di Siena
Soluzioni informatiche Sibilla NetSibilla Net