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"Basmah si sposa!": diario di campo

Nell'estate del 2000, trovandomi in Giordania per svolgere ricerche sul campo, ebbi l'occasione di partecipare alla festa di matrimonio dei vicini di casa della famiglia che mi ospitava. Si trattava di un matrimonio tradizionale, di una famiglia del "riif", ovvero della campagna, che abitava in un villaggio a pochi chilometri da Amman, la capitale.

Diario di campo
Le ragazze si prepararono accuratamente, erano tutte eccitate. MunÓ e Wardah, (due delle figlie della famiglia che mi ospitava) provavano i vestiti da indossare alla festa.
Mi meravigliai perchÚ erano tutti vestiti corti e attillati, che non avrebbero mai indossato normalmente. Dopo essersi truccate accuratamente, finalmente erano pronte per uscire insieme al resto della famiglia. Anch'io mi preparai permettendomi, in questa occasione, di indossare qualche capo un po' pi¨ scollato, fino a quel momento rimasto nell'armadio.

Naturalmente, lungo il tragitto della strada, indossammo delle tuniche islamiche che coprivano il nostro abbigliamento, possiamo dire, "da festa". Quando arrivammo a casa della sposa, mi accorsi che anche tutte le altre donne indossavano dei vestiti che normalmente non avrebbero mai portato: minigonne, canottiere che lasciavano scoperte le spalle, o scollature profonde. Nelle famiglie pi¨ tradizionali gli uomini e le donne festeggiano in luoghi separati, e, in quell'occasione, per gli uomini era stato allestito un tendone vicino alla casa.
In questo modo, dunque, le donne si sentivano libere di indossare vestiti corti o scollati o di togliersi, per chi lo portava, il velo islamico. I matrimoni costituiscono delle buone occasioni per "trovare marito". Spesso, durante la festa, le pi¨ anziane osservano attentamente le ragazze pi¨ giovani "in etÓ da marito", per poi proporle ai figli.

Eravamo tutte ammassate in una stanza in cui erano stati tolti tutti i mobili. Vi era, infatti, solo un mobiletto con sopra uno stereo, attraverso il quale ascoltavamo le ultime canzoni arabe di successo, e alcune sedie lungo il perimetro della stanza, sulle quali erano sedute le signore pi¨ anziane.
Queste ultime, indossavano la "madraqah" (l'abito tradizionale), generalmente di colore nero, e portavano il velo islamico. Molte di loro avevano il "ko|l" attorno agli occhi, ed erano tatuate sul viso e sulle mani, ma MunÓ mi disse che avevano tatuaggi in tutto il corpo. Tali tatuaggi avevano un significato ben preciso: indicavano la loro trib¨ di appartenenza. Al giorno d'oggi per˛, mi spieg˛ MunÓ, questa usanza continua ad essere praticata solo da alcune trib¨ nomadi.

Tutte le donne della festa, indossavano vistosi gioielli: lunghe collane con medaglioni, bracciali rigidi e orecchini pendenti. I gioielli arabi, sono infatti pesanti e massicci: pi¨ sono evidenti e pi¨ sono considerati belli. I gioielli costituiscono parte della dote che lo sposo deve dare alla sposa al momento del matrimonio. Indicano, pertanto, lo status e la posizione sociale degli sposi: esibire gioielli grandi e pesanti Ŕ motivo di orgoglio e di vanto.

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Debora Avolio
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