La Donna nel Mediterraneo
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La riforma del Marocco

In Marocco un nuovo diritto di famiglia, emanato dal re Mohammed VI il 10 ottobre del 2003, sostituirà la vecchia mudawwana approvata nel 1957, all'indomani dell'indipendenza del regno.
Con questa riforma le donne marocchine fanno un grande passo in avanti sulla strada della parità. Il nuovo codice, infatti, libera le donne dalla tutela legale, a cui fino ad oggi erano soggette, e mette la famiglia sotto la "responsabilità congiunta" dei coniugi. Il quindicinale "Internazionale", descrive i principali cambiamenti di questa riforma. La "tutela matrimoniale" che obbligava le ragazze, anche maggiorenni, a ottenere l'autorizzazione di un tutore maschio per sposarsi viene soppressa, e non ci sono più doveri specifici della donna o dell'uomo, ma obblighi reciproci, compreso un dovere di "concertazione" per le decisioni riguardanti la famiglia, i figli e la pianificazione familiare. La poligamia non viene abolita, ma diventa difficile praticarla: è sottoposta, infatti, all'autorizzazione preliminare di un tribunale che darà il suo benestare solo in caso di "necessità" dimostrabile attraverso una "ragione oggettiva eccezionale" che l'uomo dovrà fornire. Il divorzio diventa un "diritto esercitato dal marito e dalla moglie" sotto il controllo del giudice.
Per non urtare i valori religiosi, il ripudio rimane una delle possibili modalità di separazione, ma assume le modalità di un divorzio giudiziario. E' infatti sottoposto all'autorizzazione del tribunale e potrà essere praticato solo dopo l'insuccesso di una procedura di conciliazione. Soprattutto sarà valido solo dopo che il marito avrà versato alla donna tutto ciò che le deve, e la somma per il mantenimento dei figli sarà fissata in modo tale da consentire loro lo stesso tenore di vita.
La donna, inoltre, potrà conservare, con i figli, il tetto coniugale o dovrà ottenere un alloggio equivalente. Il testo di legge prevede anche la spartizione dei beni acquisiti durante il matrimonio.
Queste modalità saranno applicate a tutte le forme di divorzio, accrescendo sensibilmente il costo della separazione per gli uomini. La nuova legge autorizza infine il divorzio consensuale e rende più facile per la donna ottenere il divorzio per colpa.
Già nel 1999 il governo del socialista Abderrahmane Youssoufi aveva tentato di far passare un "piano d'azione per l'integrazione della donna nello sviluppo" che comprendeva una riforma della mudawwana. Ma fu bloccato da un'ondata di proteste che sfociarono nella grande manifestazione di Casablanca il 12 marzo del 2000. Fu costretto a ritirare il progetto invocando l'arbitraggio del re che stabili una commissione apposita. Molti pensavano che il progetto fosse destinato al fallimento a causa soprattutto dell'opposizione islamista che, in seguito alle elezioni del 27 settembre 2002, aveva ottenuto un largo consenso. Ma gli attentati del 16 maggio 2003 a Casablanca hanno cambiato la situazione: hanno indebolito gli islamisti e hanno spinto la monarchia a riaffermare la sua volontà di modernità. Il re Mohammed VI ha colto la palla in balzo e ha emanato la riforma presentandola con un discorso costellato di versetti coranici e di riferimenti alla sharia, la legge divina islamica. Il sovrano ha precisato di essersi basato sull'idjtihad, l'interpretazione dei testi sacri a cui ogni credente è chiamato. "Io non posso", ha detto " autorizzare quello che Dio ha vietato e vietare quello che Dio ha autorizzato" . In pratica ha voluto sottolineare che la riforma è conforme all'islam e non può quindi essere contestata in nome della religione. L'opinione pubblica sembra aver accolto bene la nuova legge: i due terzi dei marocchini l'approvano (come sostiene un sondaggio pubblicato dal quotidiano L'Economiste).
Ma ci vorrà del tempo, tuttavia, prima che le mentalità cambino realmente trasformando questa società profondamente patriarcale.

Debora Avolio



Rivoluzione in Marocco, Dominique Lagarde (L'Express, Francia), in "Internazionale" n° 30, 30 dicembre 2003
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