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Alcuni aspetti giuridici del matrimonium iustum

Un matrimonio era ritenuto iustum, vale a dire legittimo, costituito secondo diritto, solo nel momento in cui erano rispettate alcune condizioni di base. Quattro, in particolare, erano i presupposti giuridici fondamentali, validi sia nel matrimonium cum manu che in quello sine manu.: la capacità di unione sessuale tra i coniugi, l’esogamia, la monogamia ed il conubium.
La capacità di unione sessuale, componente di fondamentale importanza se si considera che la finalità del matrimonio era la prole, era data da tre elementi: l’eterosessualità, il raggiungimento da parte di entrambi i coniugi dell’età pubere, la concreta attitudine al congiungimento sessuale.
L’esogamia e la monogamia costituivano due elementi basilari della società romana. Il primo è il principio, presente in molte culture, in base al quale un individuo è tenuto a sposarsi con qualcuno che non appartenga al suo gruppo di appartenenza (famiglia, clan, tribù). Più specificamente, a Roma era necessario che tra i due coniugi non ci fosse alcun legame di parentela né in linea diretta né indiretta fino al settimo grado escluso. Il principio di monogamia, invece, stabiliva che non si poteva avere più di un coniuge vietando non solo la possibilità per marito e moglie di contrarre contemporaneamente più matrimoni, ma anche la possibilità, per l’uomo sposato, di avere una concubina.
Il conubium, ovvero la reciproca capacità matrimoniale, era il più antico presupposto matrimoniale e ricopriva, dal punto di vista giuridico, un'importanza tale da essere considerato, insieme alla già citata affectio maritalis, la componente essenziale di un matrimonium iustum.
Tuttavia, ancor prima di avere una valenza giuridica esso aveva una sua fondamentale importanza dal punto di vista sociale. Il conubium nasceva, infatti, dall’antichissima esigenza in base alla quale i matrimoni dovevano aver luogo solo tra i membri di un medesimo gruppo sociale che condividesse valori e atteggiamenti culturali. Nel mondo romano, inizialmente, il conubium era estremamente limitato poiché non potevano avvenire nozze né tra Romani e stranieri né tanto meno tra patrizi e plebei. Questa situazione, tuttavia, incominciò progressivamente a modificarsi grazie ad alcuni, fondamentali provvedimenti legislativi. Nel 445 a. C., la Lex Canuleia consentì le nozze tra patrizi e plebei; successivamente, il conubium fu concesso prima tra cives Romani e Latini e poi, ma solo in determinate situazioni, tra cives e peregrini. In particolare, in età imperiale, il conubium era spesso accordato, a titolo di ‘privilegio’, ai veterani che avevano intrecciato riconoscere i figli nati da relazioni con donne straniere.
Il problema fu definitivamente risolto con la promulgazione della constitutio Antoniniana (212 d. C.), attraverso la quale fu data la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'Impero.

Bibliografia
  • G. Franciosi, Clan gentilizio e strutture monogamiche. Contributo alla storia della famiglia romana, 2 voll., Napoli, 1978.
  • A. Guarino, Diritto privato romano, Napoli 2001.
  • M. Talamanca (a c.), Lineamenti di storia del diritto romano, Milano 1989.


Rosaria Luzzi
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