La Donna nel Mediterraneo
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Gli effetti del matrimonio sulla societÓ preislamica
Tratto dal sito di al-Hiwar al-Mutamaddin

di Fatema Mernissi

Se si considera il contratto matrimoniale come una "riorganizzazione della struttura sociale" e quest'ultima come "ogni organizzazione di individui fondata su rapporti istituzionalizzati", allora ogni cambiamento all'interno del sistema del matrimonio comporta profonde trasformazioni economiche e sociali. Un cambiamento nell'ambito della parentela implica la disgregazione delle strutture economiche e sociali antiche e l'emergere di aspetti nuovi basati su unitÓ fondamentali moderne. Nei libri "Muhammad a Mecca" e "Muhammad a Medina" Montgomery Watt analizza i fondamenti sociali ed economici dominanti nella penisola arabica, nel periodo di transizione dei secoli sesto e settimo dell'era cristiana. Watt fa risalire la vittoria trionfante che l'islam ha riportato sulle trib¨ arabe al malessere provocato dalla disgregazione del sistema tribale. Si era venuta a creare una situazione di totale mancanza di sicurezza e di malcontento generale a causa della crescita di una economia commerciale prospera che stava dissestando il tradizionale collettivismo tribale. I mercanti erano stimolati da nuovi legami commerciali che contrastavano con la tradizionale lealtÓ tribale: ci˛ si verificava particolarmente in centri urbani floridi come Mecca. Questo contrasto tra i vincoli tribali tradizionali e quelli nuovi provoc˛ per lo pi¨ l'emarginazione dei poveri e l'assoluta mancanza di garanzie economiche per loro. I responsabili, che avrebbero dovuto preoccuparsi di far circolare le ricchezze per il bene della comunitÓ, cominciarono a dedicarsi solo ai propri affari trascurando il loro tradizionale ruolo di protettori dei deboli. Le donne e i bambini furono le classi pi¨ danneggiate da questa situazione, contrassegnata dal disfacimento dell'antica rete di solidarietÓ e dalla mancanza di una qualsiasi forma di istituzione che concedesse loro il diritto di ereditare. Questa era la prerogativa esclusiva di quelli che avevano preso parte alle guerre e che avevano conquistato il bottino, cioŔ gli adulti maschi.

Il fatto che le donne non avessero diritto a ereditare non significa che non avessero accesso alle ricchezze, come sostengono alcuni scrittori musulmani. Il potere e l'onorabilitÓ della trib¨, anzi, erano legati alla protezione delle donne e al grado di agiatezza della vita che conducevano. Molti hanno visto nella maggior parte delle istituzioni islamiche una risposta alle nuove necessitÓ, prodotte dalla disgregazione del tradizionale collettivismo tribale, e un mezzo per proteggersi dalla conseguente mancanza di garanzie. La poligamia, ad esempio, Ŕ una di queste istituzioni. Il Profeta (su di Lui il saluto e la benedizione di Dio), a cui stava a cuore la sorte delle donne libere, delle vedove e delle orfane, decise di creare un sistema di responsabilitÓ che potesse legare le donne sole a gruppi familiari, sotto la protezione di un uomo che non fosse solo un parente ma un marito. Questa tesi Ŕ confermata dal fatto che il Nobile Corano ha istituito la poligamia dopo la disfatta di Uhud, dove molti musulmani maschi trovarono la morte. Inoltre, il Profeta ambiva a reinserire le donne, private della solidarietÓ tribale, nelle nuove unitÓ di solidarietÓ, in modo da non cercare protezione in legami sessuali temporanei che l'Islam considerava fornicazione (zina): Ŕ qui che sta la genialitÓ dell'Islam. L'efficacia delle istituzioni sta nel modo in cui questa religione Ŕ riuscita ad unire le incompatibili tendenze collettiviste e individualiste e ad orientarle verso la costruzione di un ordine sociale tra i pi¨ stabili ed armoniosi della penisola arabica e del mondo intero.
Le tendenze collettiviste furono convogliate nel gihÓd, mentre quelle individualiste si espressero principalmente nell'istituzione della famiglia, che ha permesso di creare nuovi legami e nuove vie per il trasferimento dei beni privati, provvedendo allo stesso tempo a mantenere uno stretto controllo sulla libertÓ sessuale della donna. Cosý la comunitÓ dei credenti (ummah) ha indirizzato la bellicositÓ delle trib¨, solitamente investita nelle guerre tra i clan, verso una nuova tendenza, il gihÓd. Il legame tribale Ŕ stato sostituito da quello comunitario, totalmente diverso per forma e contenuto, in quanto la sua cellula costitutiva Ŕ l'individuo e non la trib¨. Allo stesso modo, i legami tra gli individui non furono pi¨ determinati dalla parentela, ma si fondavano esclusivamente sul concetto di fede in un unica religione. Dopo pochi decenni le trib¨ nomadi, abituate alla razzia interna, che costituivano un grande ostacolo per le carovane e i centri di commercio della nuova comunitÓ, furono incorporate nella ummah, arrendendosi senza condizioni alla volontÓ di Dio. Inoltre, furono dissuase dal procurarsi il bottino dalle guerre intestine e orientate verso il gihÓd contro i nemici dell'Islam. E cosý i ricchi imperi bizantino e persiano caddero nelle mani degli arabi prima di essere pienamente consapevoli dell'esistenza di questa nuova religione.
Parallelamente all'impiego della bellicositÓ tribale a servizio della comunitÓ islamica, anche nella struttura familiare ci fu un'assimilazione delle tendenze individualistiche. Uno di questi meccanismi di incorporazione fu il concetto di paternitÓ e legittimitÓ che permettevano agli interessi dei credenti di esprimersi pienamente. L'istituzione della iddah dimostra che l'ossessione di privare la donna del suo potere di definire la paternitÓ non Ŕ realizzabile senza il suo aiuto, e allo stesso tempo, che la religione islamica si aspetta che la donna non collabori in questo, anche se Ŕ una condizione fondamentale del suo giuramento di fedeltÓ a Dio. Questo Ŕ quanto si legge nella Sura della Vacca al versetto 228: E non Ŕ loro lecito nascondere quel che Iddio ha creato nel loro ventre, se esse credono in Dio e nell'Ultimo Giorno.

Quindi l'uomo non Ŕ responsabile solamente dell'appagamento sessuale della donna e del soddisfacimento dei suoi bisogni materiali ma, come un poliziotto del sistema islamico, anche di disciplinare e controllare le donne che vivono con lui. Come ha notato Montgomery Watt, la forza di polizia non era conosciuta presso gli arabi prima dell'Islam. Un rigido codice d'onore imponeva ad ogni individuo di controllare le sue azioni, che erano volte completamente al servizio degli scopi della collettivitÓ e al rispetto delle sue leggi. Questo metodo Ŕ sopravvissuto con l'Islam, anche se la preoccupazione dell'uomo Ŕ diventata pi¨ grande perchŔ la ummah gli ha conferito un particolare settore, ossia la sfera domestica, di cui sarebbe stato il padrone e il responsabile: " E l'uomo Ŕ custode della sua famiglia e responsabile ..." L'esistenza dello stato patriarcale, fondato come il sistema sociale islamico sul monoteismo, dipendeva dal grado di fedeltÓ e di sottomissione della trib¨ alla ummah. E per questo la famiglia era, nel quadro di questo sistema, la cellula principale, pi¨ adatta rispetto alla trib¨ ad assicurare al musulmano un'educazione sociale. Analogamente la famiglia, che praticava un forte controllo sulla donna, era indispensabile per imporre il pensiero della ummah, nella teoria e nella pratica. Le idee religiose del Profeta, le sue tribolazioni e i suoi successi personali, la struttura della societÓ precedente contro cui stava lottando, sono i fattori che insieme hanno determinato le qualitÓ della nuova societÓ islamica e delle sue istituzioni .

I presupposti su cui si fonda la struttura sociale islamica: egemonia maschile, paura della fitnah (termine arabo che significa "disordine", "caos" ma indica anche una donna attraente capace di far perdere il controllo agli uomini [ndt]), necessitÓ di assicurare al credente il soddisfacimento sessuale e la fedeltÓ del credente al suo Signore prima di qualunque altra cosa, si sono cristallizzati in un insieme specifico di leggi che regolano le dinamiche tra i sessi e la loro definizione negli stati islamici. Ci˛ che non possiamo ignorare, analizzando la posizione della donna nei paesi islamici, Ŕ che la prima fase della storia dell'Islam Ŕ il periodo che pi¨ di qualunque altro Ŕ stato soggetto alla cristallizzazione strategica del periodo successivo. Il ritmo del tempo nella societÓ islamica contemporanea Ŕ un ritmo molto particolare in cui sembra che quattordici secoli siano passati senza accese opposizioni o una rottura completa, e in cui il futuro Ŕ in continuo legame col passato. Il fenomeno della competizione femminile, nato da aspetti ormai comuni dell'economia contemporanea come la gratificazione personale, affonda le sue radici nella memoria collettiva delle lotte dell'epoca preislamica (Giahiliyyah), che continuano tuttĺoggi e che saranno ancora pi¨ valide in futuro. Le donne, che cercano testimonianze e gratificazioni nelle societÓ islamiche moderne e spendono gran parte delle loro energie essenzialmente nel perseguire le loro aspirazioni individuali, cercano nella memoria simbolica figure di donne aristocratiche arabe dell'era preislamica che non siano state definitivamente seppellite. Quando l'Islam ha contrastato con forza la Giahiliyyah, ha recuperato queste figure e le ha assimilate, come se fossero state prodotte nello spirito islamico. L'Islam ha rifiutato l'era industriale, l'era delle rivendicazioni e delle scelte individuali, considerandola come un nemico straniero, in cui ha visto una nuova Giahiliyyah. E la donna, con la sua voglia di competizione e di autodeterminazione, costituisce un elemento dell'immaginario simbolico carico della Giahiliyyah antica e moderna .

Tratto dal libro "al-Jins ka Handasah Ijtima'iya" (1987)
(traduzione di Lidia Verdoliva)
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