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Il concubinato

Nell'ambito dei rapporti tra uomo e donna il concubinato a Roma assume un certo rilievo lungo una linea diacronica che interessa tutta la civiltà romana. Per concubinato si intende in genere una relazione tra due persone non sancita dal vincolo matrimoniale. Dal punto di vista giuridico è definito come una unione paramatrimoniale, in quanto presenta connotati analoghi a quelli del matrimonio, pur differenziandosi per alcuni aspetti.
Il concubinatus, infatti, si configura come una convivenza manifesta e continuata tra un uomo e una donna, ma priva dell'affectio coniugalis, ossia della comune volontà di stare insieme.
Differente era la posizione sociale dell'uomo e della donna che sceglievano di vivere in concubinato: le fonti parlano di patronus e di liberta e di militari uniti a donne della provincia.
Dal punto di vista storico non è possibile individuare un periodo preciso in cui questo tipo di rapporto si sia diffuso nel mondo romano, in quanto la prima codificazione in materia matrimoniale si ha a opera di Augusto, con la lex Iulia et Papia Poppaea. La necessità di una tale regolamentazione fa pensare a buon diritto che la pratica del concubinato fosse ampiamente diffusa e variamente praticata; d'altro canto la capacità di ogni essere vivente di unirsi e procreare rientra tra i presupposti dello ius naturale, del diritto non codificato.
A questo fa riferimento Cicerone quando afferma che nel coniugium può riconoscersi la prima cellula della societas.
Nonostante i tentativi di regolamentazione promossi da Augusto, in ogni caso, il concubinato continua a essere praticato anche in forme contrarie a quelle ammesse dalla legislazione. Una iscrizione sepolcrale rinvenuta a Concordia, nella Gallia Cisalpina, infatti, testimonia la presenza contemporanea della moglie e della concubina accolte insieme anche nello stesso luogo di sepoltura. Una simile situazione non doveva presentarsi in casi sporadici se ancora al tempo dell'imperatore Costantino si sentì la necessità di proibire, a coloro che fossero regolarmente sposati, la possibilità di avere una concubina. La consuetudine, infine, di avere più di una concubina è attestata dal racconto della morte di un senatore riportato in Plinio il Giovane: la presenza di concubine nella casa del senatore non è celata, al contrario se ne parla in modo molto naturale, segno questo di una pratica usuale e diffusa a tal punto da non essere considerata motivo di scandalo.

Maria Panico - Carmela Pirozzi
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